Inaugurazione: 22 ottobre, Centro Evangelico di Cultura di Sondrio
«L'incontro tra montagna, terra e cielo è un tema che mi ha sempre attratta perché lo ritengo un luogo di meditazione». Con queste parole l'artista Anna Buonapace ci introduce alla sua mostra, Intorno a..., allestita nei locali del Centro Evangelico di Cultura di Sondrio.
Osservando le sue opere, si percepisce una passione radicata. Alla domanda su come sia nato questo legame, l'artista risponde:
«È un tema che mi accompagna dai tempi dell’Accademia di Brera, quando studiavo con Beppe Devalle. Ricordo la mia prima mostra personale alla galleria Spazio Temporaneo di Patrizia Serra, a Milano: il titolo era proprio “Intorno a…”.
Allora studiavo forme primitive, gocce di colore, segni ancestrali: il cerchio, il gesto grafico che tutto ingloba, la piramide e il triangolo con la punta rivolta verso il cielo e l’infinito. La montagna era già lì, racchiusa in quelle forme stilizzate».
La Ricerca: Tra Sperimentazione e Materia
Il percorso di Anna Buonapace è segnato da una ricerca costante e quasi ossessiva di tecniche e materiali:
Tecniche: Acquerelli, tempere, matite, smalti, spray. Un lavoro fatto di trasparenze, velature e sovrapposizioni, ma anche di "sottrazione" alla ricerca della purezza della forma.
Supporti: Legno, carta, tela, vetro, argilla, frammenti di specchi. Materiali con un’anima da reinterpretare.
Dimensioni: Dalla miniatura di pochi centimetri fino alla tela di un metro.
«La parola d'ordine è sempre stata sperimentare», spiega l'artista. «Questo è il substrato su cui poggia la ricerca che presento in questa mostra, dove però ho vissuto l'esperienza della montagna in prima persona, sedendomici davanti con i miei colori».
Dall’Astrazione all’Esperienza del Respiro
Oggi l'approccio di Anna è mutato: non più solo astrazione concettuale, ma un’osservazione attenta per carpirne i segreti.
«Voglio conoscere i giochi di luce, il cambiamento stagionale, le infinite variazioni cromatiche e la materia grezza che si staglia davanti agli occhi. Ascolto i suoni, sento i profumi. Poi chiudo gli occhi e ripenso con la memoria: accolgo le emozioni e le reinterpreto su carte, tele e cartoni telati».
Il suo non è un mero esercizio descrittivo, ma la ricerca di un linguaggio capace di evocare la montagna:
«Cerco l’emozione di essere in vetta. Ma la montagna è lì e non può essere interamente sul mio foglio; la pittura vive di una vita propria, di un proprio linguaggio. Io sono solo un tramite. Cerco di trasmettere un’emozione, un assoluto, un respiro... il mio cuore».
